Contratto di convivenza: tutto quello che c’è da sapere

Argomento piuttosto dibattuto negli ultimi giorni, il contratto di convivenza consiste in un accordo in cui una coppia di fatto (ovvero una coppia etero o omosessuale che risulti registrata nei registri anagrafici) definisce le regole della propria vita in comune, il tutto regolamentato dai rapporti patrimoniali della stessa e da fattori vari.

Tale accordo è anche valido per essere usato per disciplinare le conseguenze patrimoniali della cessazione della convivenza. Premettiamo subito che non stiamo parlando di un dovere, bensì di un’opportunità, dal momento che i due partner possono “vivere” il loro rapporto anche in assenza di un contratto di convivenza.

Vediamo comunque di capirne di più nelle prossime righe. Il contratto di convivenza: la legge Crinnà Oggi più che mai si discute tanto delle unioni civili e sulle convivenze di fatto, e quest’“opportunità”, quindi la figura del contratto di convivenza, rappresenta una delle novità più importanti dal punto di vista legislativo.

contratto di convivenza 2016

contratto di convivenza 2016

Ci riferiamo infatti alla nota legge Cirinnà, che prende il cognome della prima deputata firmataria del disegno di legge, in vigore dal prossimo 5 giugno. Una legge limitatamente legata ai “rapporti patrimoniali” della coppia, e ben distante da questioni di natura non economica (come ad esempio la vita sessuale e l’organizzazione familiare).

Contratto di convivenza: il contenuto Quando parliamo di contratto di convivenza e della regolamentazione dei rapporti patrimoniali (articolo 1, comma 53), dobbiamo tener conto che in essa è contenuta:

  • Luogo in cui la coppia convive;
  • L’adozione del regime patrimoniale della comunione dei beni;
  • La modalità in cui entrambi i conviventi contribuiscono alla vita di coppia, in relazione quindi al patrimonio e al reddito di ciascuno di essi, nonché alle rispettive capacità di lavoro professionale o casalingo;

A proposito della comunione dei beni…


Sia che si tratti di una convivenza registrata sia che non lo sia, il regime degli acquisti si regola secondo il principio per il quale un acquisto profitta solo al soggetto che lo effettua. Per far si che a trarre benefici siano entrambi i partner, è necessario non solo che la convivenza in questione risulti registrata in anagrafe, ma anche che in tale contratto sia inserita la clausola dell’adozione del regime di comunione dei beni.

Cosa occorre per stipulare un contratto di convivenza?

cosa prevede contratto convivenza

Per stipulare un contratto di convivenza si deve seguire un vero e proprio rituale. Innanzitutto, come previsto dalla legge Cirinnà, l’accordo deve essere rigorosamente redatto in forma scritta con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato, figure indispensabili per attestare che tutto si svolga in conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.
Avvocato o notaio che sia, questi, una volta stipulato il contratto di convivenza (e quindi anche autenticato), dovranno impegnarsi a trasmetterne una copia al Comune di residenza entro i successivi dieci giorni, in modo da rendere lo stesso accordo opponibile ai terzi e (soprattutto) da iscriverlo nei registri dell’anagrafe, ove è registrata la convivenza.

In quest’ambito non sussiste alcuna questione di privacy, dal momento che l’esigenza è proprio quella di permettere ad una coppia intenzionata a stipulare il contratto di compiere tutti gli accertamenti necessari.

 

Link di approfondimento:

http://www.repubblica.it/politica/2016/02/25/news/unioni_civili_ecco_la_legge_arcobaleno_scheda-134251509/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/26/unioni-civili-non-solo-gay-cosa-cambia-per-le-coppie-di-fatto-eterosessuali/2499646/